CTU genitoriale: cosa valuta lo psicologo e come prepararsi

CTU genitoriale: cosa valuta lo psicologo e come prepararsi

Quando una coppia genitoriale si separa in modo conflittuale può accadere che il giudice disponga una CTU genitoriale, cioè dispone una consulenza tecnica d’ufficio finalizzata ad approfondire gli aspetti psicologici, relazionali e familiari rilevanti per il benessere dei minori.

Per molti genitori ricevere la comunicazione di una CTU può generare stati di ansia, paura e di forte confusione.

Le domande più frequenti che i miei clienti mi fanno sono:

  • Cosa valuterà lo psicologo?
  • Come devo comportarmi durante i colloqui?
  • Verrà valutato anche mio figlio?
  • Posso farmi assistere da un consulente di parte?
  • La CTU decide l’affidamento?

Per questo ho deciso di scrivere un articolo in cui vedremo in modo semplice che cos’è una CTU genitoriale, cosa valuta lo psicologo forense, come si svolge e perché può essere utile nominare un CTP, cioè un consulente tecnico di parte.

Che cos’è una CTU genitoriale?

La CTU genitoriale è una consulenza tecnica disposta dal giudice nei procedimenti civili che riguardano i figli minori, la separazione, l’affidamento, il collocamento, òa frequentazione con i genitori o le situazioni familiari particolarmente conflittuali.

Il giudice può nominare un consulente tecnico quando ha bisogno di competenze specialistiche per comprendere meglio aspetti che non sono esclusivamente giuridici, ma anche psicologici, relazionali o familiari. Nel processo civile, infatti, il giudice può farsi assistere da consulenti di particolare competenza tecnica quando necessario.

La CTU non è una terapia familiare e non è un percorso di sostegno psicologico.

È una valutazione tecnica.

Il suo obiettivo è offrire al giudice elementi utili per prendere decisioni nell’interesse del minore, soprattutto quando il conflitto tra i genitori rende difficile comprendere quali siano le condizioni più adeguate per il figlio.

Per questo motivo se il CTU sfora dal quesito peritale per finire in una “terapia” è necessario riportare la valutazione sui binari giusti.

Quando viene disposta una CTU genitoriale?

Una CTU genitoriale può essere disposta in diversi casi, per esempio quando:

  • i genitori sono in forte conflitto;
  • ci sono difficoltà nella comunicazione genitoriale;
  • un genitore lamenta ostacoli nella relazione con il figlio;
  • emergono dubbi sulle capacità genitoriali;
  • il minore mostra disagio emotivo o comportamentale;
  • ci sono accuse reciproche tra i genitori;
  • è necessario valutare tempi e modalità di frequentazione;
  • vi sono segnalazioni di trascuratezza, manipolazione, violenza o condotte pregiudizievoli;
  • il giudice ritiene necessario un approfondimento tecnico.

Nel nostro ordinamento, nei procedimenti relativi ai figli, il criterio centrale è l’interesse morale e materiale del minore. L’art. 337-ter del c.c. richiama il diritto del figlio a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore (il cd. principio di bigenitorialità) e a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi.

Questo non significa che la CTU debba “premiare” un genitore e “punire” l’altro.

La domanda centrale è un’altra: quale assetto relazionale, educativo e familiare tutela meglio il benessere psicologico del minore?

Cosa valuta lo psicologo nella CTU genitoriale?

Durante una CTU genitoriale, lo psicologo forense può valutare diversi aspetti. Non si tratta semplicemente di stabilire chi sia “il genitore migliore”, ma di comprendere il funzionamento complessivo del sistema familiare.

Tra gli aspetti più rilevanti possono esserci:

1. Le competenze genitoriali

Lo psicologo valuta la capacità di ciascun genitore di rispondere ai bisogni emotivi, educativi e relazionali del figlio. Questo può includere:

  • capacità di ascolto;
  • sensibilità verso i bisogni del minore;
  • capacità di dare regole;
  • stabilità emotiva;
  • disponibilità alla collaborazione;
  • capacità di proteggere il figlio dal conflitto;
  • consapevolezza del proprio ruolo genitoriale.

Essere un buon genitore non significa essere perfetti. Significa piuttosto riuscire a garantire al figlio cura, stabilità, protezione, continuità affettiva e un ambiente relazionale sufficientemente sicuro.

2. La relazione genitore-figlio

Un elemento molto importante da valutare in CT è la qualità della relazione tra ciascun genitore e il minore. Il consulente può osservare:

  • il modo in cui il genitore comunica con il figlio;
  • il livello di sintonia emotiva;
  • la capacità di rassicurare il minore;
  • la spontaneità della relazione;
  • la capacità del bambino o dell’adolescente di esprimersi;
  • eventuali segnali di disagio, paura, rifiuto o ipercoinvolgimento.

La relazione viene letta in modo tecnico e non superficiale. Un figlio può apparire molto legato a un genitore, ma questo dato deve essere letto e compreso nel contesto complessivo: la storia familiare, il conflitto, le modalità comunicative, le eventuali pressioni, i vissuti emotivi e i bisogni evolutivi propri delle fasi di sviluppo del minore.

3. Il livello di conflittualità tra i genitori

Nelle separazioni conflittuali, spesso il problema principale non è la separazione in sé, ma il modo in cui il conflitto viene gestito. Il CTU deve valutare:

  • la capacità dei genitori di comunicare;
  • la disponibilità a collaborare sulle decisioni importanti;
  • la tendenza a svalutare l’altro genitore;
  • il coinvolgimento del figlio nel conflitto;
  • la rigidità delle posizioni;
  • la capacità di distinguere il ruolo di ex partner dal ruolo di genitore.

Un aspetto centrale è verificare se i genitori riescono a mantenere il figlio fuori dalla contesa adulta. Quando il minore viene messo nella posizione di scegliere, di allearsi, di riferire, di controllare o di proteggere uno dei due genitori, il rischio di sofferenza psicologica aumenta notevolmente.

4. I bisogni psicologici del minore

La CTU genitoriale pone grande attenzione ai bisogni e alle necessità del figlio. A seconda della specifica età, possono essere valutati:

  • bisogni di stabilità;
  • continuità delle relazioni affettive;
  • sicurezza emotiva;
  • prevedibilità delle routine;
  • protezione dal conflitto;
  • ascolto;
  • libertà di amare entrambi i genitori;
  • tutela da eventuali condotte dannose.

Il minore non dovrebbe essere mai trattato come “oggetto” della controversia, ma come soggetto portatore di bisogni, emozioni e diritti.

5. L’eventuale presenza di fattori di rischio

In ogni caso, in ogni procedimento la CTU dovrebbe approfondire anche eventuali fattori di rischio, come:

  • trascuratezza;
  • violenza assistita;
  • comportamenti aggressivi;
  • abuso di sostanze;
  • problematiche psicopatologiche rilevanti;
  • manipolazione del minore;
  • isolamento da una figura genitoriale;
  • incapacità di proteggere il figlio dal conflitto;
  • condotte controllanti o intimidatorie.

È importante però evitare semplificazioni.

La presenza di una difficoltà psicologica in un genitore non significa automaticamente incapacità genitoriale. Ciò che conta è comprendere se e quanto quella difficoltà incida concretamente sulla cura, sulla protezione e sul benessere del minore.

Come si svolge una CTU genitoriale?

Ogni CTU può avere modalità differenti, in base al quesito del giudice e al metodo del consulente nominato. In generale, però, una CTU genitoriale (che dovrebbe comunque attenersi alle linee guida) potrebbe prevedere:

  • lettura degli atti;
  • colloqui individuali con ciascun genitore;
  • colloqui con il minore, se ritenuti opportuni;
  • osservazione della relazione genitore-figlio;
  • eventuale somministrazione di test psicologici;
  • raccolta di informazioni sulla storia familiare;
  • eventuali colloqui con altri soggetti significativi;
  • confronto con i consulenti tecnici di parte (non avviene sempre);
  • redazione di una relazione finale.

Il consulente tecnico d’ufficio non decide al posto del giudice. Il CTU formula valutazioni tecniche e risponde ai quesiti ricevuti. Sarà poi il giudice a decidere, tenendo conto della CTU, degli atti, delle osservazioni delle parti e degli altri elementi processuali.

I test psicologici nella CTU genitoriale

In alcuni casi, il CTU può utilizzare test psicologici anche se in realtà dovrebbero essere sempre inseriti in ogni valutazione in modo da renderla più oggettiva possibile. I test non dovrebbero mai essere interpretati in modo isolato o meccanico.

Non basta un punteggio per definire una persona, un genitore o una relazione familiare.

I test possono essere utili se inseriti in una valutazione più ampia, che tenga conto di:

  • colloqui clinico-forensi;
  • osservazione delle relazioni;
  • storia personale e familiare;
  • documentazione disponibile;
  • comportamento durante le operazioni peritali;
  • coerenza tra quanto dichiarato e quanto osservato.

Uno degli errori più frequenti è pensare che la CTU sia “superare un test”, non è così.

La CTU è una valutazione complessa, nella quale contano il funzionamento genitoriale, la capacità relazionale, la collaborazione, la consapevolezza e la tutela del minore.

L’osservazione genitore-figlio

Durante una CTU genitoriale può essere prevista l’osservazione della relazione tra il minore e ciascun genitore. Questo momento può generare molta ansia nel genitore, con il rischio di proiettarla anche sul figlio.

Molti genitori che si rivolgono a me per una consulenza, mi chiedono:

Come devo comportarmi?
Cosa devo dire a mio figlio?
E se il bambino si agita?
E se non vuole collab
orare?

La risposta più corretta è non bisogna recitare.

Il genitore dovrebbe cercare di mantenere una modalità naturale, rispettosa, attenta e coerente con il proprio modo abituale di stare con il figlio. Pensare di preparare il bambino, di istruirlo o di suggerirgli cosa dire è un errore importante.

Il minore deve sentirsi libero e non caricato di aspettative o responsabilità.

Gli errori da evitare durante una CTU genitoriale

Durante una CTU ci sono alcuni comportamenti che possono essere fortemente controproducenti per chi li agisce, tra questi troviamo:

Parlare solo male dell’altro genitore

Portare elementi critici può essere necessario soprattutto se ci sono situazioni serie, ma una comunicazione centrata esclusivamente sulla svalutazione dell’altro genitore può apparire rigida, conflittuale e poco orientata al reale obiettivo della CTU: il benessere del figlio.

Coinvolgere il figlio nella strategia difensiva

Il minore non deve essere preparato, istruito o spinto a dire determinate cose. Questo può aumentare non solo la sua sofferenza ma sopratutto compromettere la spontaneità della valutazione.

Cercare di apparire perfetti

La CTU non richiede e non si aspetta genitori perfetti, anzi. La capacità di riconoscere limiti, difficoltà e margini di miglioramento può essere un segnale di consapevolezza.

Confondere il conflitto di coppia con la genitorialità

Un ex partner può essere stato deludente, rabbioso o difficile, può anche averti messo “le corna” ma la valutazione genitoriale riguarda il rapporto con il figlio e la capacità di garantire il suo benessere.

Non farsi seguire tecnicamente

Affrontare una CTU senza comprendere bene il proprio ruolo, i tempi, i diritti e le modalità può aumentare ansia e confusione. Per questo può essere utile confrontarsi con un professionista esperto in psicologia giuridico-forense.

Il ruolo del CTP nella CTU genitoriale

Quando viene disposta una CTU le parti possono nominare un CTP, cioè un consulente tecnico di parte. L’art. 201 c.p.c. prevede che le parti possano nominare un proprio consulente tecnico, il quale può assistere alle operazioni del consulente del giudice e formulare osservazioni sui risultati delle indagini tecniche. Il CTP non è un “alleato cieco” del genitore.

È un professionista che tutela la parte sul piano tecnico, verificando che la valutazione venga svolta con metodo, correttezza, approccio scientifico e attenzione agli elementi rilevanti. Nel concreto, il CTP dovrebbe:

  • analizzare gli atti;
  • confrontarsi con l’avvocato;
  • partecipare alle operazioni peritali;
  • osservare il metodo usato dal CTU;
  • proporre osservazioni tecniche;
  • segnalare eventuali criticità;
  • aiutare il genitore a comprendere il percorso;
  • redigere note o osservazioni alla relazione del CTU.

La nomina di un CTP è particolarmente utile nei casi complessi, ad alta conflittualità o quando vi sono aspetti psicologici, relazionali o familiari delicati da approfondire.

Come prepararsi a una CTU genitoriale

Prepararsi a una CTU non significa costruire una versione artificiale di sé. Significa invece arrivare più consapevoli, ordinati e capaci di affrontare il percorso in modo corretto. Alcuni suggerimenti utili:

Comprendere il senso della CTU

La CTU non è un interrogatorio e neanche una terapia. È una valutazione tecnica che serve ad approfondire aspetti rilevanti per il giudice. Sapere cosa aspettarsi aiuta a ridurre l’ansia.

Raccogliere la documentazione utile

Con il supporto dell’avvocato e del CTP, può essere utile ordinare documenti, comunicazioni, relazioni, certificazioni o altri elementi rilevanti. Non tutto è utile. La documentazione deve essere pertinente, chiara e coerente con i temi della valutazione.

Mantenere un atteggiamento collaborativo

Collaborare non significa rinunciare alla propria posizione. Significa partecipare alle operazioni peritali in modo rispettoso, puntuale e orientato alla chiarezza..

Parlare del figlio e non solo del conflitto

Durante la CTU è importante mostrare attenzione ai bisogni del minore. Non basta spiegare cosa ha fatto l’altro genitore. È fondamentale riuscire a parlare del figlio: cosa prova, cosa vive, cosa teme, cosa desidera, di cosa ha bisogno.

Non istruire il minore

Il figlio non deve essere preparato come se dovesse sostenere un esame. Può essere rassicurato ma non deve essere condizionato. Un messaggio utile potrebbe essere: Parla con sincerità. Non devi scegliere tra mamma e papà. Gli adulti stanno cercando di capire come aiutarti a stare meglio.

Affidarsi a professionisti competenti

Avvocato e CTP svolgono ruoli diversi ma complementari. Da una parte l’avvocato cura gli aspetti giuridici, dall’altro il CTP cura gli aspetti tecnici, psicologici e metodologici della valutazione. Un buon lavoro integrato può aiutare il genitore ad affrontare la CTU con maggiore lucidità.

CTU genitoriale: cosa non bisogna aspettarsi

È importante, a mio avviso, chiarire anche cosa una CTU non può fare. Una CTU non può:

  • risolvere magicamente il conflitto tra i genitori;
  • sostituire il giudice;
  • garantire un esito;
  • trasformarsi in terapia;
  • stabilire chi “vince” e chi “perde”;
  • cancellare anni di conflitto familiare;
  • valutare un genitore sulla base di un singolo episodio isolato.

La CTU può però aiutare a fare chiarezza, offrendo una lettura specialistica delle dinamiche familiari e aiutare il giudice a prendere decisioni più fondate rispetto al benessere del minore.

Quando richiedere una consulenza psicologico-forense

Può essere utile richiedere una consulenza psicologico-forense quando:

  • è stata disposta una CTU genitoriale;
  • devi nominare un CTP;
  • sei coinvolto in una separazione conflittuale;
  • hai difficoltà nella gestione della relazione genitoriale;
  • temi che tuo figlio sia coinvolto nel conflitto;
  • ritieni che alcuni aspetti non siano stati adeguatamente considerati;
  • il tuo avvocato ha bisogno di un supporto tecnico;
  • vuoi comprendere meglio come affrontare la valutazione.

Una consulenza iniziale può aiutare a capire il caso, valutare la documentazione disponibile e decidere se sia opportuno nominare un consulente tecnico di parte.


Se sei coinvolto in una CTU genitoriale o hai bisogno di una consulenza tecnica di parte in un procedimento di separazione, affidamento o valutazione delle capacità genitoriali, puoi richiedere un primo contatto.

Mi occupo di psicologia giuridico-forense, consulenze tecniche di parte e valutazioni in ambito familiare.

Ricevo a Palagiano, in provincia di Taranto, e offro consulenze tecniche anche online.

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